La rivoluzione che fa salutare la Regina.

Qui c’è un momento dell’anno in cui il sole, nella sua declinazione verso il solstizio d’inverno, all’alba sbuca da sopra i monti e i suoi raggi entrano dalla finestra per irradiare di luce una mensola.
In questo preciso momento dell’anno, Chi qui scrive posiziona sulla mensola una statuina giocattolo della Regina Elisabetta che, grazie a un piccolo francobollo fotovoltaico illuminato dal sole, inizia a salutare con la mano Chi qui scrive, al suo risveglio. Un saluto che si può dire in tutti oi sensi solare.
Ed è un momento d’allegria che ritorna per molti giorni e che ad ogni alba sconta il tramonto dell’autunno, un saluto offerto gratuitamente da quella fusione nucleare del sole che è all’origine della vita, mentre l’astro va verso il Sol invictus dell’antica Roma pagana, quel giorno dopo il giorno più corto, che segna la rinascita, il Dies Natalis Solis Invicti, appunto.

La regolarità del corso astronomico e il corso degli eventi della storia: due corsi fisicamente differenti, dunque imparagonabili, o solo apparentemente differenti, causa la nostra insufficiente conoscenza dello svolgersi dei fatti storici, rispetto a quelli fisici? Non si sa.
Comunque sia, gli eventi, per ora, vanno come devono andare.
Purtroppo, attualmente, vista la cronaca in generale, non sembrano procedere al meglio, cioè per il verso giusto, come disse il poeta che, non trovandolo, il verso giusto, gettò sconsolato il foglio nel cestino.
Forse si è persa la metrica, così come la conversione della moneta in oro, cioè la regola aurea.
Si scrive così quando non si ha nulla da dire.
E, in effetti, i sopraccitati eventi in corso appaiono complessi da decifrare e, dunque, da descrivere. Nel turbinio, intanto, si vive “alla giornata”, cioè si sbrigano quotidianamente le cose necessarie per vivere.

Ma, sempre e comunque sia, la regina Elisabetta rivolge il suo saluto mattutino, animata dallo spuntare del sole, nel suo procedere sconsolato verso il suo punto più basso, le giornate s’accorciano, ma si sa che la rivoluzione dell’asse terrestre puntualmente poi muterà ancora il suo corso e tutto rinascerà, come sempre, nel suo ciclo perpetuo, più o meno.

Già, rivoluzione, “volgere indietro, ritornare”, nel suo senso originario, dal latino revolvere, moto rivoluzionario che fa ritornare sempre gli astri al punto da cui erano partiti.
Ecco, c’è chi sogna e s’illude di cambiare il corso del mondo, ignorando l’etimologia, e c’è chi accetta il corso degli eventi così come l’immutabile rivoluzione degli astri, il loro eterno ritorno, ma sceglie di non farne parte e nell’unico modo possibile: rinunciando all’illusione di governarli. Di governare gli astri così come gli eventi.

Al contrario del rivoluzionario, chi “sceglie di non farne parte” generalmente non fa carriera, non distrugge nulla, non crea nulla che non sia il proprio stato d’animo. Con lui, la responsabilità morale è tutta nel singolo, che non si piega, ritirato nel suo spazio di libertà interiore, che pianta alberi per creare un bosco di luci e ombre, contraddizioni.
Ed è innocuo, se lasciato a sé, sta con il cielo stellato sopra di lui e la legge morale dentro di lui, per dirla con il buon, vecchio Immanuel Kant.

A questa figura, che non sceglie di far parte di quel che sta attorno, che nome diamo? Ribelle è “colui che ricomincia la guerra” e no, questa etimologia non ci piace. Apode, “colui che non se la beve”, onomaturgia di Giuseppe Prezzolini. Oppure Walderganger, “colui che passa al bosco”, appunto. Oppure, semplicemente niente, nessun nome, solo il nome di ciascuno, volta per volta, va bene così.
Nel frattempo, godiamoci la rivoluzione che fa salutare la regina, baciata dal sole invitto e prendiamoci cura di noi.

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