Tema: “Quando era fascista abusava di verbi al tempo futuro; ora, democratico, si serve del condizionale“.
Leo Longanesi, 1956.
Svolgimento
Leo Longanesi (1905-1957) fu indubbiamente tra coloro capaci di fotografare in poche parole complessi quadri storici o descrizioni di attualità. In taluni, l’aforisma, anche sottoforma di frase perduta in un volume di parole, sa contenere in sé un intero romanzo, lascioando al lettore l’incarico di trascriverlo per compiuto.
L’aforisma è arte rara, in verità, tanto quanto frugale.
Georges Simenon, uno che di romanzi se ne intendeva parecchio, vista la quantità prodotta, in un suo reportage di viaggio oltre la fu cosiddetta “cortina di ferro”, racconta che nei Paesi comunisti il tempo futuro soprascriveva convintamente la miseria di fame e morte del presente. A ogni domanda posta, lo scrittore belga riceveva semrpe una risposta contenente “un giorno ci sarà”.
La frase di Longanesi ha senza dubbio il merito di aver fissato questo programma in una sola frase. Con due elementi da sottolineare: quell'”abusava” per descrivere il fascismo e quel “servirsene” per la democrazia; una piccola perfezione in una frase già perfetta.
Il futuro è senza dubbio il tempo delle dittature, la cui felicità si situa sempre in un tempo a venire, quello del paradiso in terra che giustifica il presente di sofferenze, ma che tende a non arrivare mai. E Longanesi, che quei tempi visse e attraversò, ci ricorda che il fascismo non fece eccezione: il tempo futuro puntellò anche il suo potere. Seguì poi la democrazia e quale coniugazione temporale può meglio rappresentare la denmocrazia se non il condizionale, ovveroil modo della possibilità condizionata, cioè un evento possibile o realizzabile solo a certe condizioni. E nelle “certe condizioni” si nasconda, a volte, tutto il potere che regola le democrazie. Ma è anche, il condizionale, usato da solo, il modo che esprime un dubbio, un desiderio, un’opinione espressa con cautela. E non sono anche le incertezze e le cautele modi ed espressioni della democrazia?
Va dato merito a Leo Longanesi di aver, con un colpo di genio, associato alle forma di governo i corrispettivi tempi verbali della nostra coniugazione. Viene spontaneo chiedersi, seguendone l’ispirazione, se e come la progressiva scomparsa del congiutivo possa e potrà influire sul futuro politico del nostro Paese.