Quanto segue, scritto così come viene, vuole solo spiegare l’immagine scelta per questo articolo.
1. Sabato ore 8.15. Visita all’antica agorà. Beh. doverosa: è il luogo sorgente di tutto ciò che siamo, pensiamo, immaginiamo in questa metà del pianeta. Politica, democrazia, dialogo. E mercato. Perché l’agorà era anche il mercato di Atene. Tutto torna, insomma.
Successivamente, visita alla piccola sala museo: in una vetrina, gli ostraka, i cocci di terracotta dell’ostracismo, (dove si leggono i nomi incisi, tra questi Temistocle), usati per esiliare i cittadini (l’esilio, per un ateniense, era una condanna terribile); in un’altra vetrine, scudo persiano in bronzo (ma quanto pesavano?); raccolta di reperti vari, tutti interessanti.
Salita sulla collina dell’Areopago. Quindi, e anche perché è pur sempre il 25 aprile, salita sulla collina di Pnyx, là dove i cittadini ateniesi si riunivano in assemblea (ecclesìa), istituzione base della loro democrazia diretta. Sì confessa una certa emozione.
2. Ore 12. Partenone. Cambio di scenario. Moltitudine di torpedoni, operatori turistici, turisti e gruppi organizzati. In coda, si rilfette sulla differenza con l’antica agorà e la collina di Pnyx visitate in mattinata e che, osservate dall’alto dell’acropoli, rimangono ancora deserte di visitatori. Si tenta analogia: Atene come Roma: luoghi come la Curia Iulia, l’antico Senato, sono alquanto ignorati, mentre il Colosseo, un campo di concentramento con spalti per godere delle sofferenze altrui, è affollato di turisti a ogni ora. Va così*.
Teatro di Dioniso, altro luogo centrale della cultura greca. Perché la tragedia greca insegnava che ogni scelta ha un bene e un male, ragione e torto: la democrazia deve accettare le sue contraddizioni.
Gli antichi ateniesi, dunque, nel tempo libero, si recavano a teatro, da cui poi uscivano senza mai la soddisfazione di un lieto fine, perché le storie rappresentate non ristabilivano mai un ordine, ma, al contrario, lasciavano persistere le contraddizioni insanabili dell’agire umano**
3. Il Cavaliere di Rampin è una statua equestre in marmo, l’unica che so è conservata. Divisa in due. I resti di cavallo e cavaliere sono al Museo dell’Acropoli, con una testa falsa; la testa originaria, invece, è al Louvre, sopra un cavallo e cavalieri falsi. Quattro secoli di dominazione ottomana cancellarono nei greci ogni memoria del loro passato e del valore delle sue rovine. Inglesi e francesi non si fecero molti scrupoli e saccheggiarono.
4. Domenica ore 8:30. Chi qui scrive e signora sono i primi ad entrare all’Hellenic National Archaeological Museum di Atene. Impossibile riassumere quel che c’è dentro. Due per tutto: le famose figurine dell’arte cicladica, finalmente osservate dal vivo, e le punte di frecce persiane recuperate sulla collina di Kolonos, passo delle Termopili, dove, trafitti da esse, perirono gli ultimi dei 300 spartiati di Leonida.
5. I romani, conquistata la Grecia, eressero ad Atene la propria agorà, che si chiama appunto agorà romana, senza, o per lo meno così sembra, impossessarsi di quella greca. Oggi, il cemento sta sostituendo la pietra. Camminando per i quartieri, si osserva l’alternarsi di case vecchie, semidiroccate, oppure chiuse e pronte per essere abbattute, e le nuove palazzine di cemento, erette e dotate di tutto i confort. Appartamenti arredati tutti come sono arredati tutti e ovunque gli appartamentini oggi. I tempi cambiano, i gusti si evolvono. Ma, soggiornando in uno di quegli appartamentini ricavati inserendo un bagno dentro ogni stanza del precedente appartamento abitato da una famiglia greca, ci si chiede se sia evoluzione o espropriazione. Od omologazione. Perché tutto, nel design dell’appartamento, replica qualcosa di già visto e rivisto, ovunque e sempre quello.
Al contrario, le case vecchie, pur coperte di graffiti, conservano le architetture del luogo, sui frontoni, attorno alle finestre, le porte in legno degli ingressi sbarrati. E gli odori, che sono la versione olfattiva della peculiarità architettoniche. I greci, comunque, seduti nei caffé, sembrano disinteressati a tutto questo. Pigliano tutto, come si dice, con filosofia. Ne hanno pieno diritto: l’hanno inventata loro.
6. Dopo il Museo nazionale, Chi qui scrive e signora attraversano Exarchia, il quartiere anarchico di Atene. Lì dentro, una delle tante nuove palazzine, di fresco tinteggio, ancora tutta chiusa ma pronta all’uso, è stata assaltata fino alle terrazze del secondo e terzo piano e lordata con bombolette spray, lenzuola stese con slogan inneggianti alla ribellione. Qualcuno si è arrampiacato, spruzzando colore ovunque, sui muri, sulle persiane, sulla terrazze, ovunque. La casa è circondata da un muro con il filo spinato sulla sommità, come nelle caserme dei militari. Poco lontano, un hotel 5 stelle è stato costruito inglobando letteralmente, sotto i propri portici, un’antica chiesetta di pietra; le colonne di cemento armato rivestite di marmo la serrano come in una morsa. Lo spettacolo è tutto un programma. Hotel e chiesetta, tra l’altro, hanno in comune una curiosa etimologia onomastica, non si sa se voluta o meno.
7. E arriviamo a Platone, o meglio alla sua Accademia, dove Platone sviluppò le sue idee ed ebbe come allievi, tra gli altri, Aristotele ed Euclide. Il poco che resta dell’edificio è sepolto nell’erba alta. Il perimetro della scuola lo si può solo immaginare, c’è una didascalia che ricostruisce in un disegno com’era l’Accademia. Solo in fondo al prato si trovano solo alcuni ruderi dei muri di fondazione. Nient’altro.
Ma è più che sufficiente. Passeggiare letteralmente sulle orme di Platone, uno dei più grandi filosofi dell’umanità, e sulle orma dei suoi più celebri allievi, beh, è stata un’altra emozione indescrivibile. Gironzolare lì come un perfetto idiota, perchè così Chi qui scrive deve’essere apparso ai greci che lì trascorrevano la domenica con plaid e famiglia, e pensare che proprio lì, sopra quei metri quadrati, 2500 anni fa si è sviluppato il nostro pensiero razionale, le domande, il mondo delle idee, la matematica, la dimostrazione, il dialogo, l’argomentazione, la geometria, l’etica… tutto, insomma, e che proprio là si è andati oltre il visibile, cioè alla ricerca di spiegazioni non visibili, beh, è tanta roba. Eppure oggi il luogo appare ignorato, ma anche questo ci aiuta a capire chi oggi siamo.
Scrive Walter Otto: L’origine di tutto ciò che ci appare come il massimo valore dell’umanità risiede nei greci. Dall’ellenismo, come da una fonte di giovinezza, l’umanità ha sempre tratto le sue più raffinate facoltà spirituali e continuerà a farlo per sempre. Storia culturale dell’antichità, Edizioni Medhelan, 2025 (©1925)
8. Inserto polemico (dal greco πόλεμος, guerra).
Atene è stata l’inizio di tutto. Nessun paragone con una metropoli contemporanea è verosimilmente possibile.
Nel corso della storia, Atene è stata travolta dai Persiani, dai romani, dai barbari, ai tempi di Bisanzio fu ridotta a un paesino di contadini, poi gli ottomani, in 4 secoli di oppressione, devastarono l’animo, l’identità e la memoria degli ateniesi. I Veneziani presero a cannonate il Partenone. Inglesi e francesi si portarono via quel che volevano. Gli italiani, la invasero, portandosi dietro i tedeschi.
Ma, forse, l’attacco più ignobile, resta quello compiuto da Mario Draghi, presidente della BCE, quando si accanì sulla Grecia, con la crudeltà di chi vede solo il visibile, cioè i conti che non tornano.
Fine dell’inserto polemico.
9. Camminando, incroci una stradina lunga e dritta di case semi diroccate, forse le prossime a essere abbattute per lasciare posto ad appartamenti di lusso per turisti. Ti fermi a guardare e mentre rimugini su tutto questo, lo sguardo arriva in profondità e ti accorgi che, in fondo alla via, spunta il Partenone sull’Acropoli. Ecco, questo spiega finalmente la foto scelta a corredo di questo articolo.
Nella foto allegata, ridotta di dimensioni per ragioni di impaginazione, il Partenone in fondo alla via non si vede più, ma c’è.
E ti viene in mente questo:
La Grecia è la terra degli dei; può darsi che gli dei siano morti, ma la loro presenza si fa ancora sentire.
Henry Miller, Il colosso di Marussi, Feltrinelli, 2016***.
*Il Colosseo, si legge, fu saccheggiato nel corso nel medioevo, quale cava per costruire muri e case altrove. Il Partenone di oggi è quello del 1687, quando un colpo di cannone veneziano fece esplodere la polveriera turca al suo interno. Crollarono tetto e colonne. Non se se tutto questo sia attinente all’articolo, ma non importa.
**Un pensiero alla frase di Robert Musil, in L’uomo senza qualità: “È una specie di accorciamento prospettico dell’intelligenza – egli si disse – ciò che produce questa pace d’ogni sera, che nel suo estendersi da un giorno al giorno seguente dà il senso durevole di una vita in armonia con se stessa. Perché secondo la massa il presupposto principale della felicità non è quello di risolvere le contraddizioni bensì di farle sparire”.
E in questo modo, conclude Ulrich, nasce inconsapevolmente qualcosa dove si sente a casa propria. Grande Musil.
Beh, i greci seppero convivere con le contraddizioni, affermando tutto e il contrario di quel tutto, letteralmente, e sentirsi ugualmente a casa propria. Impareggiabili.
*** Una buona citazione finale ripara anche un articolo scritto male. E grande pure Miller.