Il romanzo più recente che Chi qui scrive ha letto con interesse, molti anni fa, fu scritto nel 2003, da un inglese, Mark Haddon, Lo strano caso del cane etc.
Il fatto è che Chi qui scrive legge e rilegge solo i cosiddetti “classici”, Promessi Sposi compresi. Non lo fa per una scelta ideologica, o letteraria, ma pragmatica: i romanzi definiti “classici” sono gli unici a generargli idee nuove e originali, particolare non secondario per chi, con il farsi venire idee nuove e originali, ci paga le bollette. Un’idea nuova e originale aiuta a interagire col presente con interesse e creatività. Proprio per questo, Cqs non solo legge, ma rilegge i classici, perché la loro rilettura genera idee ancora più nuove e originali.
Per esempio, non molto tempo fa, Cqs ha riletto l’Iliade, scoprendo che la sua rilettura gli ha fornito epiche suggestioni non solo su ciò che sta accadendo in questi ultimi anni, ma anche su come tutto ciò che accade in questi ultimi anni sta accadendo.
Una volta, poi, a una cena con amici, ha detto di non credere che leggerà mai qualcosa di comparabile al Circolo Pickwick, di Charles Dickens (1827), anche se Jayber Crow. Storia della vita di Jayber Crow, barbiere, membro della comunità di Port William, scritta da lui medesimo, di Wendell Berry, anno 2000, lo ha appassionato perché narra una storia di assoluta ordinarietà.
“Sarebbe stato difficile sostenere che una donna potesse prendere posizione contro un intero branco di esperti e i loro piazzisti, che parlavano a nome del mondo e si mostravano certi che non esistessero strade alternative.
E così si ritrovò sconfitta, una donna di buon cuore che aveva commesso troppo presto un errore madornale. Nonostante ciò continuò a perseverare nella sua vita con dignità e serenità, e con quella leggiadria che le era propria“.
Chi qui scrive non crede neppure che, per ora, possa apparire un romanzo come Madame Bovary di Gustave Flaubert, 1857, per definire, come allora, un prima e un dopo.
Queste constatazioni hanno erroneamente indotto Chi qui scrive a credere che dal 2000 in poi sia accaduto qualcosa che ha spento qualcos’altro. Egli, una volta, ha ammesso di propendere che questo qualcosa sia stato l’irrompere nelle nostre vite del web e del digitale in generale e che il qualcos’altro sia la relazione interrotta con la realtà.
Sempre in quella occasione, ha ricordato ad alta voce, io c’ero, l’ho ascoltato, che gli autori del cosiddetto “realismo isterico”, anni ’90 circa, misero al bando il collegamento al web. Non volevano avere internet neppure come possibilità. Ed è curioso, ha poi sottolineato, che tale rifiuto del digitale fosse proprio a tutela di quella peculiarità della loro scrittura, l’isterismo della realtà, che il web dovrebbe, per assurdo, incrementare, fornendo più dati e collegamenti di contenuti a ogni singolo e specifico episodio.
Ovviamente, questa sua analisi della letteratura contemporanea è falsa e ingiusta, perché, nei fatti, oggi l’industria editoriale pubblica una quantità di romanzi mai vista in precedenza e, quindi, porta nella letteratura contemporanea un esercito di Chi lì scrive, lì s’intenda sui libri pubblicati, i cui scomposti successi fanno circonlocuzioni spesso stravaganti. Ma non si può certo concludere che tutta la letteratura contemponea sia poco interessante, perché sarebbe presuntuoso.
Al contrario, per questo fenomeno editoriale generatore di infinite pubblicazioni ci deve pur essere una spiegazione valida, che però sfugge del tutto a Chi qui scrive, sicuramente per carenze di Chi qui scrive e non di talento di Chi lì scrive.
Questa carenza potrebbe essere di accento, accento che in Chi qui scrive non c’è, mentre in Chi lì scrive sì.
L’accento è un segno grafico importante, perché accentua, appunto, un qualcosa che altrimenti giacerebbe inerte tra tante parole. Non solo, l’accento distingue, ad esempio un la da un là, un sì da un no.
L’accento guarda al domani e lo consegna nelle nostre mani: infatti c’è sempre nella prima persona singolare del tempo futuro.
E se “lì” ha un accento e “qui” no, non è per caso, ma essendo una questione di accento, Chi qui scrive non potrà mai capirlo, al contrario di Chi lì scrive.
©Foto di copertina di Robert Doisneau (1912-1994).